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From:
Paride Masacci
Sent: Thursday, November 02, 2017 10:12 AM
To: Club Scacchi Cesena
Subject: scacchi cesena

Caro Riccardo,

a seguito del nostro primo colloquio in cui tu hai manifestato un profondo interesse per la storia degli scacchi di Cesena, soprattutto per il periodo precedente a quello dell'inizio della tua attività, ho deciso di aderire alla tua richiesta e di scrivere una serie di articoletti (se il tempo me lo consentirà) basato sui miei personali ricordi e le testimonianze di coloro che, come me, hanno assistito alla nascita del primo circolo di scacchi di Cesena anche se non pochi di loro, purtroppo, sono morti.

Prima però di procedere, volevo togliermi un sasso dalla scarpa. Nelle mie rare visite al Paul Morphy e negli incontri da me avuti, anche del tutto occasionali, con persone che in qualche modo hanno avuto a che fare con gli scacchi, è saltata fuori la vessata questione della compresenza di due circoli, e in un modo che la faceva sembrare come un'escrescenza recente che non aveva diritto di esistere e che doveva essere rimossa per il bene degli scacchi di Cesena. Essendo questa opinione frutto, a mio modesto avviso, di una profonda ignoranza degli avvenimenti recenti e, soprattutto, non recenti, ho voluto, a mio modo, esprimere il mio parere sulla questione.

Ho quindi scritto un articolo che per necessità di completezza si è rivelato più lungo del previsto, per mettere al corrente, scacchisti giovani e meno giovani di un problema che, lungi dall'essere sorto recentemente, vede le sue origini fin dal lontano 1981 e per consentire a coloro che vogliono pronunciare un giudizio corretto di essere informati prima di esprimere pareri stupidi o avventati. Il problema è purtroppo molto più complesso di quanto possa apparire a prima vista o disponendo di notizie superficiali. Del contenuto dell'articolo mi assumo ovviamente, come da me dichiarato alla fine di esso, la completa responsabilità. A te chiedo semplicemente, visto la tua maggior conoscenza del Web e l'amicizia che mi hai sempre dimostrato, nonostante ormai siano diversi anni che non avevamo più contatti, di renderlo pubblico nel modo che ritieni migliore. Sei libero di commentarlo  a tuo piacimento o di dissentirne e, se qualcuno richiederà per avere un supplemento di informazione, puoi tranquillamente fornirgli la mia e-mail.

Detto questo, ti ringrazio sentitamente per il favore che ti richiedo

Con amicizia, PARIDE

P.S. Se riesci, allega questa e-mail come introduzione all'articolo allegato

 


“PERCHE' A CESENA ESISTONO DUE CIRCOLI DI SCACCHI”

di Paride Masacci


Prima di cominciare a dibattere la tanto spinosa questione, due parole di presentazione.
Mi chiamo Masacci Paride, ho 57 anni, e sono Candidato Maestro dal maggio 1985, quando ho vinto (a pari merito con altri due giocatori) il torneo di prima categoria all'Isola d'Elba: quattro vittorie e quattro pareggi, unico imbattuto nel torneo. Ma non ho mai potuto, per più di una ragione, dedicarmi con continuità, come avrei desiderato, agli scacchi. Ho svolto la professione di impiegato per quasi trent'anni, e ora purtroppo sono disoccupato da quasi due anni. Gli unici proventi (assai scarsi) che ho racimolato in questi ultimi tempi li ho incassati grazie a sporadiche lezioni private di scacchi. Ho pubblicato nel lontano 1993 un romanzo breve che aveva come protagonista Steinitz, il primo campione del mondo ufficiale, ed ho terminato da un paio di mesi un lungo romanzo che spero (sperare ha ancora al momento un costo zero) di riuscire prima o poi a pubblicare. Detto questo, veniamo al contenuto di questo articolo. Debbo, per far comprendere in modo corretto la natura del problema, partire necessariamente da lontano. Credo anche non solo di avere la competenza per farlo, ma un'età scacchistica (diversa da quella anagrafica) fra le più lunghe di quanti giochino a scacchi a Cesena, risalendo essa al 1975. Partirò quindi dall'inizio degli anni ottanta, quando l'unico circolo di scacchi era sito in via Chiaramonti, dove si trovava la sede del Circolo Cittadino. E' in quel periodo, di cui forse quasi nessuno di voi sa o ricorda qualcosa, che si annidano le origini di questo problema. A quel tempo non c'erano singoli personaggi dotati di carisma organizzativo che potevano rappresentare l'intero circolo, anche se Penny Ceccaroni, (altrimenti chiamata signora Tonti) che sicuramente molti di voi avranno conosciuto o di cui avranno sentito parlare almeno in qualche occasione, stava cominciando lentamente ad assumersi, se non a pretendere, quel ruolo. Ora accadde, per motivi che non ricordo ma che comunque non sono pertinenti al nostro contesto, che dovessimo sloggiare, e abbastanza rapidamente, da quella sede. Soci, frequentatori più o meno abituali e simpatizzanti, stabilirono fra loro un reciproco accordo. Tutti quanti, nei limiti concessi dalle loro possibilità e dal tempo che potevano dedicarvi, dovevano darsi da fare per cercare una sede nuova per il circolo. Ci riuscì Gigliola Andreini, la quale attraverso sue amicizie personali, trovò disponibilità all'interno della sede del quartiere “Oltresavio”, di fronte l'ippodromo. La stanza era piccola, atta a ospitare al massimo una dozzina di persone, ma accanto ad essa ve ne era un'altra assai più grande e quasi sempre libera che avremmo potuto utilizzare nelle serate in cui vi sarebbero state più persone a frequentare il circolo e qualora avessimo voluto organizzare dei tornei. Inoltre, in caso di necessità, c'erano altre stanze che si potevano utilizzare. Il tutto a costo zero. Un vero e proprio colpo di fortuna. Gigliola portò la buona novella ai soci, ma si vide opporre un netto rifiuto da parte di Penny. A parte le motivazioni scacchistiche, (a Cesena erano le uniche donne che giocavano regolarmente a scacchi e Penny era probabilmente un po' invidiosa e non aveva, come si suol dire un'alta opinione di Gigliola, sebbene Gigliola non avesse mai manifestato né verso di lei né verso altri comportamenti scorretti) a Penny non andavano a genio le sue idee di sinistra (che per altro non era l'unica ad avere, ma gli altri erano uomini, per cui ci si poteva passar sopra), né il fatto che, di tanto in tanto, nella sede del quartiere potessero svolgersi anche riunioni del partito comunista. Forse aveva paura che nell'aria rimanesse qualche bacillo infetto da cui potesse rimanere contagiata. Comunque sia, Penny non volle neppure vedere la sede trovata da Gigliola, e convinse la maggioranza a rifiutare quella sede. Lascio all'intelligenza dei miei lettori decidere quanto le sue argomentazioni fossero fondate. A questo punto Gigliola ebbe uno scatto di orgoglio e sollevò una questione di principio. La sede era stata trovata, e gratuitamente, era conforme alle nostre esigenze, nessuno, oltre ai noi scacchisti, sarebbe stato presente nelle sale del quartiere le sere in cui noi avremmo svolto le nostre attività e nella stanza specifica a noi destinata nessuno, al di fuori di noi, avrebbe messo piede. Le obiezioni di Penny non avevano fondamento. Quindi Gigliola disse che, con o senza Penny, lei avrebbe aperto un circolo di scacchi presso quella sede. Al suo seguito si misero i quattro giocatori di Cesena più forti di allora (e qualcuno dice di sempre) che erano: Trevisani Bruno, Lucchi Vinicio, Lagrotteria Salvatore ed io. E, fino a quando Penny non riuscì a trovare un'altra sede, il nostro fu l'unico circolo di scacchi di Cesena, frequentato dalle suddette cinque persone. Rimane per me un mistero capire perché, almeno in un primo tempo, nessuno volle seguirci. Mi rifiuto di pensare che le idee di Penny fossero patrimonio della maggioranza dei frequentatori del circolo, perché ciò significherebbe una notevole dose di sottosviluppo mentale. Non so quanto tempo occorse a Penny per trovare una sede per il suo circolo, perché a questo punto lei si era assunta l'onere, con l'assenso tacito dei suoi sostenitori, di divenire il personaggio carismatico degli scacchi a Cesena. Qualche mese, credo. Dopo qualche vicissitudine si stabili presso l'allora sede del CSI, vicino alla sede centrale della Cassa di Risparmio di Cesena. E cominciò ad avere buon gioco nei nostri confronti, e di questo devo ringraziare la stupidità e la creduloneria di quanti, e sono stati molti, hanno preso per oro colato le sue parole quando ci accusava di essere un ritrovo di comunisti dove si tenevano comizi politici, riuscendo in tal modo ad impedire ad alcuni di frequentare il nostro circolo. La cosa era irritante, ma non ci infastidì più di tanto. Come accade anche oggi, non c'è sordo più sordo di chi non vuol sentire, e noi non volevamo perdere tempo a convincere chi in fondo non voleva essere convinto. Del resto, noi non avevamo intenzione di far propaganda o diffusione scacchistica. A noi interessava giocare, studiare e analizzare partite. Che fossimo cinque o dieci a noi non interessava, anche se nel corso degli anni il nostro numero aumentò considerevolmente. Le uniche attività che svolgemmo furono i tornei sociali, con circa una ventina di partecipanti e, nel primo periodo dell'attività del circolo, il Campionato Romagnolo a squadre. Fu Gigliola a organizzarlo, con l'aiuto di alcuni amici, praticamente a costo zero. Ci dettero la possibilità di far giocare le partite nel ridotto del teatro Bonci e fu un ottimo successo da tutti i punti di vista. Vennero due squadre da Ravenna, due da Forlì, vennero da Rimini e da San Marino, solo per citare i principali. Noi di Cesena formammo due squadre (i giocatori erano quattro per ogni squadra). Il Cesena A era composto da: Trevisani, Lucchi, Lagrotteria e me; il Cesena B da: Masacci Roberto (mio cugino), Gasperini Gabriele, Gigliola (non posso giurare su chi fosse in terza scacchiera, bisognerebbe consultare lei stessa per averne conferma) e Manucci Antonio. Arrivammo primi e secondi, e ci giocammo il primo e il secondo posto nello scontro finale. Non fu facile per il Cesena A sconfiggere il Cesena B. Io persi con un Manucci particolarmente agguerrito e desideroso di vincere, probabilmente all'apice della sua forza, mentre la mia prestazione in quel torneo fu una delle più opache di tutta la mia carriera. Primi e secondi. Non male per un circolo di comunisti che, a sentire Penny, leggeva al circolo Marx o Lenin invece di studiare le partire di Tal o di qualche altro famoso giocatore. Evidentemente il materialismo dialettico potenziava le abilità scacchistiche. Le cose procedettero senza mutamenti per qualche anno. Altre persone, oltre alle sopraccitate, affluirono al nostro circolo, ma il fatto di non svolgere attività di diffusione e propaganda ne limitò fortemente lo sviluppo. Inoltre, nonostante i fulmini che Penny ci scagliava contro, non eravamo ostili al suo circolo. Quasi tutti noi del circolo Alekhine (come lo avevamo chiamato)  amavamo partecipare al torneo Open organizzato da Penny (allora rinomato, e giustamente, in tutta la Romagna). Io stesso vi partecipai nel 1987 e nel 1988 (quell'anno lo vinsi io). Capitò, a metà degli anni ottanta, una possibilità di riunificazione dei circoli. Fu un episodio casuale a far nascere quella opportunità. In quel periodo, grazie a Pietro Ferrara e al preside della scuola media di Gambettola, tenni dei corsi di scacchi in alcune classi. (Salvatore tenne quelli del primo anno, e lasciò a me quelli dei due anni successivi). Un giorno, alla stazione di Gambettola (non avevo ancora la patente, per cui mi ci recavo in treno) feci la conoscenza di una giovane e curiosa studentessa liceale di nome Francesca Valentini. Fra un discorso e l'altro venni a sapere tre cose: aveva bisogno di lezioni di matematica (a quell'epoca erano le altre mie entrate oltre agli scacchi), aveva fatto corsi di scacchi sotto Penny, suo padre era l'allora presidente del CSI. Ebbi così modo di conoscere il signor Valentini, recandomi a casa sua a far lezioni di matematica a sua figlia, e il discorso cadde naturalmente sugli scacchi e sui due circoli. Mi ci volle un po' per convincerlo che il circolo Alekhine non era un'associazione politica e a raccontargli dei motivi della divisione. Pur non essendo completamente convinto di quanto gli riferii, ma valutandomi come persona onesta e affidabile, decidemmo insieme di tentare di risolvere il problema. Pensammo a un progetto che, qualora fosse andato in porto, avrebbe reso inutile la presenza di due circoli. Fui disponibile a dare la mia collaborazione. Cominciai così a frequentare entrambi i circoli: al venerdì mi recavo all'Alekhine, al martedì al circolo nel CSI. Naturalmente informai i miei amici dell'Alekhine delle mie intenzioni, e loro si dimostrarono abbastanza scettici, non tanto sulle buone intenzioni del signor Valentini, su cui non nutrivano dubbi, quanto sulle possibilità di successo della sua iniziativa. Io e il presidente del CSI partimmo dunque col nostro progetto. Venne indetta una riunione al circolo di Penny, presieduta dallo stesso Valentini. Venne stabilito che, invece di lasciare tutta la gestione del circolo di scacchi  nelle mani di Penny, il compito fosse suddiviso fra vari consiglieri, ognuno col suo incarico specifico. Periodicamente vi sarebbero stati dei resoconti sulle  attività svolte e sui progressi conseguiti. La cosa si preannunciava interessante. A me fu dato l'incarico di occuparmi del settore giovanile e dell'eventuale promozione nelle scuole. Scrivevo anche, nel giornale del CSI un articolo settimanale (o mensile? Non ricordo con esattezza) brevi articoli di divulgazione sugli scacchi. Penny storse il naso quando sentì parlare di consiglieri, dicendo che non sarebbe andata d'accordo con loro, ma lì per lì incassò il colpo. In effetti, le sue polemiche cominciarono già quella sera stessa, con la scelta dei consiglieri. Ritengo che non osò comunque protestare più di tanto perché vidi Valentini, solitamente molto cortese e alla mano, abbastanza alterato nei suoi confronti. Qualche tempo, pieno di speranze anche se ancora un po' dubbioso, mi recai a Salsomaggiore per partecipare al Campionato Italiano di Categoria. Al mio ritorno, venni a sapere che il consiglio si era sciolto perché Penny metteva in discussione ogni decisione presa, e perfino Valentini aveva rinunciato a farla ragionare. Si preferì rinunciare ai consiglieri e al progetto piuttosto che a Penny. Questo la dice lunga su quanta influenza avesse a quell'epoca sugli scacchi. A quel punto, considerai terminato il mio rapporto col CSI e me ne ritornai al circolo Alekhine, senza più illusioni circa la possibilità di riunificare i due circoli. Penny rimase infine padrona assoluta del campo perché, qualche anno dopo, per motivi privati (ci eravamo più o meno tutti accasati o dovevamo affrontare problemi di natura più urgente) il circolo Alekhine cessò di esistere. Faccio qui comunque notare di sfuggita che, nonostante il suo carisma di ufficialità, era il circolo di Penny ad essere scismatico, (o dissidente) e senza la invadente presenza della sua persona, forse saremmo ancora tutti presso la sede del quartiere “Oltresavio”.

Questa è la prima parte della storia, che ho voluto raccontare perché ritengo che la maggioranza dei soci attuali del Paul Morphy, e degli scacchisti cesenati di più recente acquisizione, non la conosca. Ciò per farvi comprendere che il problema dei due circoli non è nato nel 2010, ma nel 1981, e presenta inoltre altri risvolti inaspettati che ora vi racconterò. Ma per farlo ci proietteremo verso la fine degli anni 90. Negli anni novanta diradai moltissimo la mia presenza negli ambienti scacchistici. Trovai finalmente un lavoro fisso, mi sposai ma, purtroppo, dopo nemmeno due anni di matrimonio mia moglie contrasse una grave malattia invalidante con cui è tuttora costretta a convivere, sopportando notevoli disagi e ponendo un notevole freno alle nostre libertà. Frequentavo ancora, di tanto in tanto, nei pochi momenti in cui la situazione me lo consentiva, il circolo di Penny, unico sopravvissuto, e conoscevo i malumori che molti frequentatori avevano nei suoi confronti e che a me erano tristemente noti già da lungo tempo. Primariamente, la mancanza di libertà. Tutto passava attraverso lei e nulla poteva farsi senza il suo consenso. Era estremamente difficile proporre una qualsiasi iniziativa diversa da quelle da lei imposte o autorizzate. Come se non bastasse, e molti potranno confermarvelo, aveva un carattere decisamente indisponente. Il circolo era allora sito nella sede del quartiere (sic) “Cesuola” a Ponte Abbadesse. Verrebbe da dire, traendo spunto da una famosa canzone: come si cambia, per non morire. Forse i comunisti erano stati cacciati da Cesena, o forse si era improvvisamente scoperto che erano diventati vegetariani, e quindi non c'era più il rischio che mangiassero i bambini. Si respirava comunque aria di dissidenza. Un gruppo di persone ne aveva abbastanza di condividere i malumori di Penny e le sue intemperanze. Oltre a questo, c'era una volontà di realizzare progetti che con lei, entrato ormai il suo regno in una fase di decadenza, non avrebbero mai potuto vedere la luce. Raccolsi questi malumori e, dopo aver constatato quanto fossero insanabili i conflitti creatisi, mi unii a queste persone col proposito di cercare un'altra sede, per tentare di realizzare quelle aspirazioni cui le orecchie di Penny rimanevano sorde.  Proprio quando mi ero associato a questo gruppo, fui contattato da uno degli elementi più fedeli a Penny che mi fece una proposta. E qui mi scuso, perché i nomi di quella e delle altre persone inviatemi da Penny mi sfuggono. D'altronde li conoscevo appena. Questa persona mi informò che Penny, anche in considerazione la sua non più verde età, cominciava ad essere stanca, e voleva delegare ad altri alcuni compiti relativi agli scacchi. Aveva proposto una lista di nomi come consiglieri e anche il mio nome si trovava in quell'elenco. Era un blando tentativo per evitare la frattura del circolo.Fui sincero con lui. Gli dissi che un gruppo, di cui ero anch'io entrato a far parte, voleva costituire un nuovo circolo perché considerava i metodi di Penny troppo antidemocratici e che nessuno di loro avrebbe probabilmente creduto alla riuscita di questo tentativo. C'era già stato un precedente, in questo senso, anni prima, ed era stata proprio Penny a farlo fallire.  Dissi che avrei provato a convincere i dissidenti ma, qualora non vi fossi riuscito, sarei rimasto con loro, in quanto ne condividevo le esigenze. Ne parlai con Riccardo Solaroli, il mio referente principale di questo gruppo di dissidenti che comprendeva, fra gli altri, anche Davide Rossi e Patrizio di Piazza, ma ricevetti, con consenso pressoché unanime, un netto rifiuto. Nessun elemento del gruppo voleva rimanere con Penny. Nessuno si fidava delle sue proposte. Si cominciò così a cercare un luogo adatto per la sede del nuovo circolo. Questa volta fui io, grazie all'amicizia con Piero Ferrara, a trovare la sede dove è tuttora. Io, Riccardo, Patrizio, Pietro Ferrara e un altro paio di persone andammo a parlare col presidente del CSI (che ora non era più Valentini) e trovammo da parte sua un'ampia disponibilità ad accoglierci in una stanza all'interno della sede del centro sportivo. A ben pensarci, era uno strano paradosso. Penny  se ne era andata anni dal CSI trovando rifugio nel quartiere, dopo averlo un tempo rifiutato. I dissidenti, identificati un tempo come coloro che si erano rifugiati in una sede del quartiere, avevano ora trovato collocazione presso il CSI. Era quasi un gioco magico di simmetrie capovolte. Io avrei voluto chiamare il circolo Mikhail Tal, in memoria del mio giocatore preferito, ma Riccardo insistette nel chiamarlo Paul Morphy e così fu. Riccardo fu il primo presidente e rimase poi in carica fino al 2005. Era a tutti gli effetti un secondo circolo di scacchi, in competizione col primo, costituito da dissidenti, i quali avevano una concezione degli scacchi del tutto diversa da quella di Penny e volevano proporre qualcosa di nuovo. Quindi, quando oggi sento dei rimproveri o delle perplessità sul fatto che nel 2010 si sia formato un secondo circolo, mi viene da ridere. O si è ipocriti, o non si conosce la storia. Se un frequentatore del circolo di Penny fosse venuto al Paul Morphy e ci avesse chiesto perché avessimo costituito un secondo circolo, avremmo avuto la risposta pronta. E per noi, sarebbe stata una risposta più che convincente. E se oggi qualcuno mi chiedesse perché esiste un secondo circolo, la mia risposta sarebbe la stessa che un frequentatore del Paul Morphy avrebbe dato allora a un seguace di Penny, con importanti sfumature che più avanti sottolineerò. E se, paradossalmente, Penny non fosse morta o avesse lasciato una qualche eredità alle sue spalle, oggi di circoli ne avremmo addirittura tre. Ai miei lettori la scelta di stabilire quale potesse essere considerato quello avente maggiore diritto di esistenza o il custode dell'ortodossia contro l'eresia. Se oggi si è costituita un'alternativa al Paul Morphy, fermo il diritto del Paul Morphy di continuare a seguire la propria linea strategica, come del resto, pur con tutti i suoi difetti, faceva Penny, è perché il Paul Morphy non rispecchia più, agli occhi di chi ha fondato il nuovo circolo, (e non soltanto ai  suoi, ma anche a quelli di molta gente che ha smesso di frequentarlo) quelle caratteristiche che i suoi fondatori avevano pensato per esso. Ma mi soffermerò su questo più oltre. Vorrei spendere, prima di concludere il mio articolo a proposito del circolo apertosi nel 2010, qualche parola su Penny. Finora l'ho caratterizzata solo nei suoi elementi negativi, che esistevano e pesavano in misura consistente. Era veramente difficile coesistere con lei. Un mio amico, ex appassionato di scacchi e Testimone di Geova (io non lo sono) mi disse in tono semischerzoso che, se si fosse potuto legalizzare l'omicidio, Penny sarebbe stata una delle prime persone da far fuori. Detto da uno dotato di temperamento estremamente pacifico che detesta ogni forma di violenza, è abbastanza sintomatico. Quindi Penny, agli occhi di molti, era letteralmente insopportabile. Ma, più che di cattiveria, mi sembra si trattasse di estrema ristrettezza di vedute. Che poi fosse una posa, un atteggiamento per nascondere una certa scaltrezza d'animo che non amava far trapelare, non potrei escluderlo in maniera categorica. Ricordo un episodio quasi comico tipico di certi suoi atteggiamenti, e di certe sue intemperanze verbali. Mi si permetta l'uso di alcuni termini non propriamente forbiti. Una sera, al circolo, chiese a un giovane scacchista di tenersi disponibile per il sabato o la domenica pomeriggio in vista di un incontro a squadre. Il giovane disse che non era disponibile perché doveva uscire con una ragazza. Al che Penny disse ad alta voce, con un tono sorpreso e con la massima serietà.  “Una ragazza? Ma io credevo che tu fossi finocchio!” E aggiunse come corollario che aveva sempre pensato che i giocatori di scacchi fossero assai poco interessati alla passera. Ma Penny ha avuto anche i suoi meriti, e non sono pochi, e non mi sembrerebbe giusto tacerli, soprattutto ora che, a distanza di tempo, si possono cogliere maggiormente confrontandoli con la situazione attuale. Si può tranquillamente affermare, e lo dico anche con una punta di invidia e di rammarico, che Penny a Cesena per gli scacchi ha fatto più di chiunque altro l'abbia preceduta e sia venuto dopo di lei. Ed è un vero peccato che persone più intelligenti e aperte di lei non siano riuscite a fare altrettanto.
Il suo torneo Open, specialmente negli anni ottanta, è stato uno dei più prestigiosi di tutta la Romagna, e solitamente vi partecipavano quasi tutti i giocatori più famosi delle province di Forlì e Ravenna. Solo i primissimi tornei Open di Natale del Paul Morphy, organizzati da Riccardo e con premi in denaro, potevano reggere in buona parte il confronto, mentre quelli successivi e quelli attuali ne sono solo che un pallido riflesso. C'erano incontri a squadre; andavamo a Cesenatico, a Ravenna, a Rimini, a Forlì e loro venivano da noi, con incontri anche su oltre venti scacchiere. Con una voglia di giocare e di stringere rapporti che adesso si è completamente persa.
Penny aveva inoltre diffuso gli scacchi su una scala enormemente superiore a quella di chiunque altro a Cesena, e questo ha consentito, nonostante le limitazioni del suo insegnamento e la sua scarsa competenza tecnica, a un numero abbastanza elevato di persone ad appassionarsi e di giungere poi per proprio conto ad una buona conoscenza del gioco. Nel suo circolo si sono formati almeno tre candidati maestri e numerosi giocatori di categorie nazionali. Anche togliendo gli elementi da me prima citati nelle squadre Cesena A e Cesena B, la cui formazione scacchistica precede l'avvento di Penny, se si componesse una squadra dei dieci migliori giocatori di allora appartenenti al suo circolo contro i dieci migliori giocatori dell'attuale Paul Morphy, dubito che il Paul Morphy riuscirebbe a realizzare più di un paio di punti. E poi è riuscita a portare a Cesena e far loro giocare contro i nostri migliori scacchisti personaggi come Sveshnikov, allora giovane vincitore del torneo magistrale di Marina Romea, Vasjukov ed Ivkov, stelle al tramonto ma tutt'altro che spente e, ultimo ma non ultimo, la giovane promessa Anand, allora aspirante al titolo mondiale. Se tutte queste iniziative vi lasciano indifferenti, se non sentite dentro di voi una certa ebbrezza per eventi del genere, allora vuol dire che siete scacchisticamente morti, e che per voi giocare in un bar o in un circolo non fa alcuna differenza. Potrei aggiungere altre cose positive su Penny, parlare delle numerose iniziative di cui è stata protagonista, a parziale riscatto di quanto di poco lusinghiero ho detto in precedenza sul suo conto, ma mi allontanerei troppo dal tema di questo articolo, e penso che quanto riferito possa bastare. In conclusione, il Paul Morphy aveva tutte le ragioni per allontanarsi da lei, ma un frequentatore del suo circolo avrebbe anch'egli avuto buon gioco nel sostenere le sue ragioni sulla defezione delle persone che hanno formato il circolo tutt'ora esistente. Quindi affermare la non necessità di due circoli è pretestuoso e, soprattutto, antistorico. Il Morphy ha trionfato semplicemente perché nessuno, dall'altra parte, è stato capace, o si è preso la briga, di raccogliere l'eredità di Penny, altrimenti ancora oggi sarebbe considerato come un'escrescenza apostata. Questo sia di monito a tutti, perché anche il Paul Morphy, se non si ringiovanirà, se non si democratizzeranno le funzioni al suo interno e non si raccoglierà l'eredità attuale con la capacità di rinnovarla, prima o poi soccomberà come il circolo di Penny. Non si creda che una tale prospettiva mi entusiasmi, anzi sarebbe proprio il contrario dei miei desideri.

E giungiamo finalmente alla situazione attuale. Durante questi ultimi anni, il mio interesse per gli scacchi è stato scarso. A parte le lezioni a qualche allievo, di cui Marco Casadei è senz'altro il più dotato (e di questo ringrazio vivamente Patrizio per avermelo affidato più di dieci anni fa) non ho fatto nient'altro. Le mie frequentazioni al Paul Morphy sono state sporadiche, prive di qualsiasi continuità, e il cui scopo principale era quello di salutare i vecchi amici e non perdere del tutto il contatto con loro. Anche quando manifestavo, soprattutto con Patrizio, il mio desiderio di frequentare più assiduamente il circolo, tale desiderio non si è mai realizzato per più di un motivo. Principalmente, la malattia di mia moglie mi rendeva difficile uscire di casa dopo cena, secondariamente, il circolo non mi dava sufficienti stimoli atti a rendermelo interessante. E devo purtroppo affermare che, ogni volta che tornavo a farci visita, questa seconda sensazione aumentava sempre più di intensità. Quando, circa due anni fa, sono rimasto senza lavoro, pensavo a un ritorno più deciso e attivo nella vita del circolo, soprattutto quando ho notato che la salute di mia moglie cominciava leggermente a migliorare. Ma poi sono stato assorbito da un progetto, che era uno dei sogni della mia vita; scrivere un romanzo. Approfittando della disoccupazione, e del lavoro che non riuscivo a trovare, ho dedicato più di un anno e mezzo a questo progetto, Terminato questo compito, che mi ha occupato interamente le giornate e che, indipendentemente dalle sue prospettive future, mi ha recato un grande appagamento, ho deciso di rivolgere la mia attenzione all'altra mia passione: gli scacchi. Sapevo che esistevano due circoli, e sapevo esattamente anche il perché visto che, oltre a quanto mi aveva riferito Patrizio, conoscevo la versione dei fatti espostami da Riccardo che, come Patrizio, era mio buon amico, conoscevo la versione del povero Busetto, con cui avevo avuto occasione di parlare abbastanza diffusamente alcuni mesi prima della sua tragica morte, conoscevo quella di Magnani Marzio e le considerazioni del mio allievo Marco Casadei. Il torto, (ma preferirei non usare questa parola che mi sembra alquanto impropria) come ho potuto constatare, è tutt'altro che da una parte sola, anche se mi rincresce che si siano prodotti dissensi fra due dei principali fondatori del Paul Morphy, e che non sia in vista alcuna riappacificazione. Per chi volesse conoscere la ragione di questo dissensi in profondità sono ben disponibile a farlo in forma privata, ma spero vivamente che ciò non sia necessario, perché esula dagli scopi che mi propongo qui e non vorrei che creasse inutili fraintendimenti che alla fine non potrebbero che nuocere alla causa degli scacchi. In questa sede non intendo colpevolizzare nessuno. Tratterò di questioni globali e non personali. Sappiate solo che Solaroli, Busetto e Magnani se ne sono andati per ragioni più o meno analoghe e che le riserve di Marco Casadei, e anche quelle di suo padre,viaggiano sulla stessa linea. Ci sono naturalmente sfumature diverse, ma la sostanza delle loro argomentazioni non cambia. Tornando a me, mi ero deciso a ricominciare a frequentare il Paul Morphy con maggior determinazione che in passato, visto il maggior tempo che avevo a disposizione, essendo io disoccupato ed essendo leggermente migliorate le condizioni di salute di mia moglie. Ma, devo confessarlo, le mie ultime visite mi hanno profondamente deluso. Non riferirò le mie sensazioni relative a ciascuna serata, ma solo a quelle della prima, di cui le altre sono state sostanzialmente un fac-simile. C'erano un po' di persone al circolo, ma erano quasi tutte impegnate nel torneo estivo, altrimenti non sarebbero neppure state presenti, come si è puntualmente verificato le volte successive in cui mi sono recato a far visita al Paul Morphy. Due persone giocavano lampo, come se fossero in una camera stagna che ignorava il resto dei presenti, e, in disparte, ignorato, in attesa di qualcuno disposto a giocare con lui, c'era una persona. Trattandosi di uno scacchista alle prime armi, non ritenevo opportuno, per una forma di rispetto sia nei miei che nei suoi confronti, giocare con lui. Ma siccome nessuno lo ha fatto, alla fine mi sono prestato io. Credo che nessuno dei due, per motivi ovviamente diversi, abbia provato un qualche divertimento. Poi ho scambiato due chiacchiere con Patrizio, col quale, ripeto, sono sempre stato in buoni rapporti e con cui non ho mai avuto uno screzio. Gli ho chiesto, visto il mio attuale stato di disoccupazione e di bisogno, se c'era la maniera di far qualcosa con gli scacchi. Mi sono trovato di fronte a un cancello chiuso. Mi ha detto che nessuno era interessato a partecipare a dei corsi, e che anche i bambini erano al massimo unicamente disposti a imparare le mosse ma il loro interesse finiva lì, che nessuno era interessato a far dell'agonismo, e che la maggioranza degli adulti che era stata iniziata agli scacchi cominciava sì a frequentare il circolo ma dopo poco tempo si eclissava perché perdeva interesse. Ha aggiunto che al circolo svolgeva lezioni a qualche bambino (non mi ha specificato quanti fossero, ma suppongo non molti) e mi ha fatto vedere le tariffe molto basse che era costretto ad applicare se voleva far qualche lezione. Preso atto delle sue dichiarazioni, ci siamo infine salutati e lui mi ha ripetuto la sua solita formula di cortesia quando mi congedo da lui. Ogni volta che sarei venuto sarei stato il benvenuto al Paul Morphy perché questo era il mio circolo. Devo confessare che raramente mi sono sentito così inutile come quella sera e quella frase mi suonava come falsa. Naturalmente la colpa non era di Patrizio. Forse era soltanto il mio orgoglio ferito, dopotutto ero stato spinto anche da motivazione personali, non escluso l'idea di poter riuscire a racimolare qualche soldo con cui mandare avanti la famiglia per qualche tempo, in attesa di opportunità migliori. O forse c'era in me ancora l'illusione che Cesena, anche se scacchisticamente in decadenza, non fosse ancora deceduta. Mi è venuto spontaneo pensare a quanto mi era accaduto diversi anni prima, in una delle ultime, per altro brevi, vacanze (in Toscana presso dei miei parenti) che ero riuscito a concedermi. Mi ero trovato, quasi per caso, davanti a un bar con una fila di scacchiere tutte occupate da giocatori di diverse età. Come seppi poi, non era un circolo di scacchi, ma il padrone del bar ne era un grande appassionato, sebbene fosse un giocatore men che mediocre, e aveva fatto in modo che una parte rilevante del suo locale fosse lasciato libero per chiunque desiderava giocare a scacchi. Essendo un bar, era dunque più o meno sempre aperto, e a quasi ogni ora del giorno c'erano almeno sei/sette persone che giocavano. Giocai alcune partite e vinsi con facilità. Il livello dei giocatori era abbastanza basso, ma il mio gioco fu seguito con interesse dai presenti e dal padrone del bar, che mi domandò poi se ero per caso un maestro o qualcosa del genere. Quando lo venne sapere si infervorò tutto. Mi disse se ero interessato, naturalmente sarei stato pagato, a tenere una simultanea, e io mi mostrai d'accordo, modificando però la sua proposta. Avrei accettato il pagamento a patto che le simultanee fossero state due  in due serate diverse, e soltanto per una di esse avrei accettato di essere pagato, facendo pagare ad ogni partecipante una piccola quota di iscrizione, per una cifra da lui ritenuta giusta. Ne fu molto soddisfatto. Furono preparati dieci tavoli con dieci scacchiere, (tutte quelle disponibili nel bar) e il proprietario mi informò che avrebbe telefonato a un paio di amici, che giocavano a suo dire abbastanza bene e che non avrebbero voluto perdere in alcun modo un'occasione del genere. In un'atmosfera all'insegna dell'entusiasmo generale ci fu motivo di soddisfazione per tutti. Per chi per la prima volta aveva l'opportunità di fare un paio di partite con un giocatore di classe magistrale, per quei due o tre giocatori più esperti che riuscirono a strapparmi una patta, per il rispetto con cui ero considerato e, non ultimo, il compenso non irrilevante che mi fu offerto, sborsato in egual misura da ogni partecipante alla simultanea. Passai inoltre un paio di bellissimi pomeriggi subissato di domande su come migliorare il gioco e su quali libri sarebbero stati più adatti per intraprendere un primo studio. Ora io non devo fare propaganda a me stesso. Il titolo di Candidato Maestro oggi non vale quasi più nulla, a differenza di quando io lo conquistai. Né devo cercare a tutti i costi dei fondi con cui rimpinguare le mie casse vuote. Vorrei solo sottolineare che quell'operazione fu svolta con grande entusiasmo, che c'era molta più passione in quel branco di inesperti di quanta ne abbia mai vista al Paul Morphy da almeno dieci anni a questa parte. Quel bar pulsava di vita. Al suo cospetto la sala del Paul Morphy, anche quando è gremita di gente, assomiglia a un ricovero di persone ormai spente, come se quella vita che pure è ancora in esse rifiutasse di sgattaiolare fuori. Questa è l'anticamera della morte. Tornando al presente, dopo le parole di Patrizio, sono andato ad informarmi sulla possibilità di tenere corsi nelle scuole. Mi era già successo, in passato, ma mi ero trovato la strada sbarrata perché sembrava che le scuole fossero predominio esclusivo di Penny. E anche quando mi ero rivolto a lei, (i nostri rapporti reciproci, nonostante la differenza di vedute, sono sempre stati cordiali) mi mandò presso un istituto dove la prima cosa che mi venne detta era che non mi potevano pagare. Mi andò meglio a Gambettola grazie a Pietro Ferrara e ad un preside di buon cuore. Al presente, in un paio di posti, mi è stato richiesto il mio curriculum scacchistico che mi sono affrettato ad inviare. Mi hanno detto che avrebbero preso in considerazione la mia candidatura ma che al momento avevano già una persona che avrebbe svolto i corsi: l'esperto Patrizio Di Piazza. Mi è venuto da pensare che, come in politica, le bandiere sono cambiate, ma gli ostacoli non sono stati rimossi. Sono rimasto un po' deluso, ma ho preso atto della situazione. In fin dei conti, non potevo accampare particolari diritti di precedenza. Avere necessità anche impellenti, come ho scoperto a mie spese in più occasioni, non significa ottenere disponibilità e, se ci si lascia prendere dal rancore e dalla disperazione perché si è in stato di bisogno, ci si lascia andare a considerazioni ingiuriose (e ingiuste) che altrimenti non avrebbero ragione di essere. Al momento, ci ho messo una pietra sopra. Ma mi sembrava di aver capito che a Cesena non si potesse far nulla. Dopo qualche esitazione, mi sono messo in contatto con Riccardo. Erano anni che non lo vedevo e non lo sentivo ma, come del resto con Patrizio, ero sempre stato in buoni rapporti con lui. Abbiamo trascorso un paio di ore a parlare di scacchi e ci siamo parlati delle nostre vicende personali. Senza nulla aver chiesto, mi sono trovato subissato da una serie di iniziative. Si è proposto di farmi pubblicità per una mia simultanea, di tenere corsi monografici su argomenti vari di scacchi, mettendo a disposizione tutto il suo materiale, si è reso insomma disponibile ad aiutarmi  in qualsiasi modo per offrirmi la possibilità di farmi guadagnare qualcosa. Mi ha sorpreso soprattutto la sua generosità nel cedermi quel paio di persone cui stava dando lezioni private di scacchi, in quanto io ne avevo più bisogno di lui. Dopotutto lui un lavoro ce l'aveva. L'ho ringraziato vivamente, perché per me era come ricevere una boccata d'ossigeno. Mi ha parlato dei suoi progetti, con un entusiasmo che mi ricordava i tempi migliori della mia gioventù scacchistica, un entusiasmo velato appena da una tinta di amarezza per la triste situazione in cui versano gli scacchi a Cesena. Ho deciso di dargli una mano. Mentre il cosiddetto mio circolo mi ha riempito di disillusione, una persona da sola, pur afflitta dalle difficoltà, mi ha offerto subito qualcosa di concreto e, inoltre, la speranza del cambiamento. Non mi sono più sentito inutile. E qui, giunto al nocciolo della questione, desidero  sottolineare in modo netto la mia posizione, perché non voglio in alcun modo essere frainteso. So benissimo, ripeto, perché ora ci sono due circoli, così come so perché ci sono fin dal lontano 1981, e se uno mi chiedesse perché esiste quello di Riccardo e dovessi sintetizzare la risposta in poche parole, gli direi: per la stessa ragione per cui è stato fondato il Paul Morphy, e per la stessa ragione per cui un tempo è esistito il circolo Alekhine. Ma qui aggiungerò una serie di precisazioni globali (non personali) del caso. Il passato è passato, ed io, a meno che non mi venga esplicitamente richiesto, non lo rivangherò più. Basti ciò che ho detto finora. Né esplicherò chi, secondo me, ha più o meno colpe di questa ultima separazione. Penso che questo serva soltanto, e in modo inutile quanto sterile, ad accendere gli animi. Non è quello che voglio. Non ho motivi per stimare (o sottostimare) Patrizio più di Riccardo, o Riccardo più di Patrizio. Ne è mia intenzione perdere l'amicizia dell'uno o dell'altro, salvo l'iniziativa non parta da uno di loro. Ora enucleerò il mio pensiero, e spero di essere sufficientemente chiaro. Innanzitutto non desiderò andare, col mio aiuto a Riccardo, contro il Paul Morphy e i suoi interessi, né strappare al Paul Morphy alcun socio. Non ho una concezione parrocchiale del gioco degli scacchi, dove il prete cerca di tenersi stretti i suoi fedeli. La mia città è il mondo, non il circolo. La mia concezione è cattolica nel senso etimologico del termine. Per cui, diventerò socio di entrambi i circoli, e non credo che ci siano degli strumenti per impedirmelo, né spero che ci siano volontà contrarie. Voglio quindi diventare socio del Paul Morphy, con tanto di tessera e possibilità di impegnarmi in esso nella misura in cui la mia situazione particolare lo consentirà. Voglio che i soci del Paul Morphy aumentino, in modo che si possano allargare gli orizzonti e creare possibilità che ora non esistono.  Quindi, e non sono né ipocrita né doppiogiochista, desidero sinceramente che il Paul Morphy si espanda perché questo è il circolo che io stesso ho contribuito a costruire e non sarò certo colui che ha intenzione di contribuire a distruggerlo. Ma voglio anche diventare socio del circolo fondato nel 2010 da Riccardo Solaroli.  E desidero utilizzare le mie maggiori energie per aiutare Riccardo perché le sue iniziative, di cui il Paul Morphy non vuole o non può occuparsi, sono molto più in sintonia con la mia concezione degli scacchi, e con quella di tante altre persone da me contattate in questi ultimi tempi. E queste iniziative io le vedo come una forma di complementarità a quelle del Paul Morphy, non di opposizione. Date queste premesse, il circolo di Riccardo non intende proporre, nei limiti del possibile, nessuna iniziativa che coincida con i giorni e gli orari in cui il Paul Morphy sarà aperto, in modo tale che, se uno lo vorrà, potrà partecipare alla vita di entrambi i circoli. Nessuno ruberà il martedì sera o il venerdì sera al Paul Morphy.
Di fatto, cosa potrà trovare una persona in questo circolo se le sue iniziative avranno un minimo di riscontro o di seguito? E a chi si rivolgeranno le sue iniziative? Di certo le porte del circolo non saranno chiuse per nessuno. Tutti coloro che avranno voglia di giocare in un giorno diverso da quelli fissati dal Paul Morphy, senza per questo rinunciare ai loro soliti martedì e venerdì potranno farlo. Si cercherà di organizzare qualcosa di stimolante per loro. Ma se sono soddisfatti così, non c'è alcun bisogno che cerchino altro. Non è questo il nostro scopo principale, altrimenti si creerebbe una copia sbiadita del già sbiadito Paul Morphy. In questi ultimi tempi, come poco fa ho accennato, ho contattato numerosi scacchisti di tutti i livelli, sia non più in attività, sia ex frequentatori o ancora frequentatori più o meno abituali del Paul Morphy. Ne è emerso un quadro costante e piuttosto uniforme. A parte i tornei, la cui affluenza mi risulta comunque in calo, il motivo principale, se non unico, per cui la gente ha smesso di frequentare il Paul Morphy o lo frequenta poco risulta essere la mancanza di stimoli. Le serate lì trascorrono in modo grigio e monotono, non c'è né passione né entusiasmo. Internet ha sicuramente prodotto un calo nell'affluenza ai circoli, ma non si può imputare solo ad esso la mancanza di presenza di persone al circolo. Molti sarebbero disposti a ritornare, qualora le serate fossero rese più stimolanti. La verità è che non si produce interesse, o non si riesce ad alimentarlo, nei confronti di chi frequenta il circolo. Questo fa comprendere anche perché non nascano più scacchisti nuovi di un certo rilievo a Cesena. Nessuno si cura della loro formazione scacchistica. E' sintomatico che, quando un giocatore cesenate arrivi ad essere una buona prima o anche seconda nazionale, (cosa che paradossalmente da noi sembra più difficile di un tempo) non ci sia più nessuno in grado di farli crescere ulteriormente, o di produrre in loro l'interesse, la passione, e, se vogliono proseguire il loro cammino di perfezionamento, devono rivolgersi altrove, e non tutti possono farlo, soprattutto se sono molto giovani. Il circolo Paul Morphy non è più in grado di aiutarli. Questo non ha nulla a che vedere con l'agonismo. Io stesso non faccio tornei ormai da una vita, ciò non toglie che la passione per lo studio, per l'analisi, per il miglioramento globale della comprensione del gioco non sia mai scomparsa in me. Queste condizioni possono sussistere anche in chi non vuole partecipare ai tornei della Federazione. E questa passione può esistere a qualunque livello, e non solo a chi ha l'ambizione di raggiungere un titolo magistrale  Ed è a questo gruppo di persone che io e Riccardo specialmente ci rivolgiamo per cercare di alimentare questo interesse e questa passione che al Paul Morphy sono da tempo assenti. Se la colpa della mancanza di frequentatori del circolo fosse soltanto da attribuire a Internet, non si spiegherebbe  comunque l'assenza di nessun Cesenate che, da molti anni a questa parte, raggiunga la qualifica magistrale. Trevisani, prima di morire tragicamente a trentanove anni in un incidente automobilistico, aveva raggiunto, unico a quei tempi assieme a Drei, la qualifica di Maestro Fide e forse avrebbe potuto raggiungere ulteriori traguardi. Come si suol dire in linguaggio pittoresco, aveva già al suo attivo qualche scalpo di Grande Maestro. Lagrotteria è diventato Maestro. Io e Lucchi siamo Candidati Maestri e non siamo diventati Maestri perché entrambi abbiamo lasciato prematuramente il gioco attivo, ma il titolo sarebbe stato ampiamente alla nostra portata. Noi quattro abbiamo realizzato tutto questo collaborando fra noi, spesso al di fuori di ogni circolo. Non c'è ragione per cui un giocatore di talento che si serva solo di Internet non possa raggiungere ed eventualmente superare il nostro livello. Ma a Cesena non è mai accaduto. E non credo che sia per potenziale mancanza di talenti. Dopotutto il comune di Cesena ha quasi centomila abitanti. Se oggi ci fosse stata una Penny di quaranta o cinquant'anni, con i mezzi attuali sarebbe riuscita a tirar fuori da Cesena non meno di dieci giocatori di classe magistrale. Se, quando lo scorso mese di agosto Marco Casadei ha vinto per la terza volta il campionato italiano degli ipovedenti, ci fosse stata la Penny degli anni migliori, sarebbe riuscita a piazzare due intere colonne che parlavano di quell'evento sul Resto del Carlino. Ciò che manca dunque principalmente è la capacità, e forse anche la volontà, di suscitare interesse. E l'interazione e lo scambio produttivo di idee fra giocatori animati dalla passione e dall'interesse può condurre molto lontano. Il legame che legava gli elementi della squadra del Cesena A era molto grande e, quando tutti e quattro andavamo per la Romagna insieme a giocare tornei individuali, difficilmente l'ultimo di noi arrivava oltre il sesto posto. Quando uno come me viene al Paul Morphy e non trova avversari all'altezza con cui giocare o confrontarsi in scambi di idee sugli scacchi, l'unica altra possibilità che gli rimane è trasmettere le proprie conoscenze agli altri. Ora, se neppure questo gli è consentito, o non interessa a nessuno, la sua presenza al circolo è superflua. In che senso allora gli si dice che quello è il suo circolo? Eppure io del Paul Morphy vorrò sempre far parte e contribuire alla sua crescita, anche se al momento la situazione mi sembra assai incancrenita, e quindi priva di prospettive future. Capisco che il mio giudizio possa sembrare pesante, e mi rendo conto delle difficoltà in cui si può dibattere chi tenta di reagire, ma mi sembra che si sia raggiunto uno stanco accomodamento. Quindi io e Riccardo vogliamo dedicarci a sviluppare questo interesse e quello stimolo che porta le persone ad appassionarsi agli scacchi. Attualmente, di fatto, al Paul Morphy non è possibile realizzare un simile progetto, perché significherebbe mutare il proprio orizzonte politico (in senso scacchistico) in una direzione che attualmente il Paul Morphy non vuole. Altri ci hanno provato in passato, non solo Riccardo, e ne sono usciti sconfitti. Comunque, visto che il nostro scopo non è la concorrenza con Paul Morphy, tutti coloro che frequenteranno il nostro circolo ma che riveleranno l'intenzione di giocare semplicemente a scacchi solo per divertimento, senza alcuna intenzione di sforzarsi per migliorare, non essendo noi una parrocchia, né una setta che si tiene stretti i propri aderenti, indicheremo a quelle persone la possibilità di giocare anche il martedì e il venerdì presso il Paul Morphy, perché tutto vogliamo essere fuorché accentratori e antidemocratici. Al mio amico Patrizio vorrei regalare un paio di consigli. Visto il livello medio dei frequentatori del Paul Morphy, è inutile investire i soldi in libri di scacchi. Ce ne sono già più che a sufficienza. E sono ben pochi oggi, anche fra gli esperti, che li leggono, si impieghino quelle risorse in progetti più stimolanti, o si tengano da parte per quando ci saranno le opportunità di investirli in progetti più stimolanti. Seconda cosa. Si ricomincino a mettere premi in denaro all'Open di Natale. Come molti altri, non me ne faccio nulla di buoni dell'ortopedia Nicoletta o dell'Ayurveda o di altro genere. Se proprio non debbono esserci soldi nei premi, preferisco la tradizionale coppa che segnali il mio risultato, o dei prodotti alimentari di buona qualità di uso quotidiano. Ultimo e non ultimo. Si creino, come tentò di fare Valentini dei consiglieri, in modo che non sia soltanto una persona a dirigere gli scacchi. Anche colui che è animato dalle migliori intenzioni rischia di cadere, se rimane  tutto nelle sue mani, di creare una sorta di dispotismo, illuminato quanto si vuole ma sempre antidemocratico, che identifica la legge col suo volere. Detto questo, ci sarebbero tante altre proposte che col tempo, assieme a Riccardo, saremmo intenzionati a realizzare, come la diffusione degli scacchi nelle scuole. A Forlì e a Rimini ci sono riusciti, ci sono almeno due candidati maestri che sembra riescano a vivere sugli scacchi. Perché non dovremmo riuscirci anche noi? In passato, siamo sempre stati scacchisticamente superiori a loro. Vorremmo ricostituire una squadra a Cesena (soprattutto giovanile) che possa andare in giro a giocare. E non è detto che i tornei debbano essere necessariamente FSI. I campionati romagnoli a cui ho partecipato da giovane non lo erano. Perché Cesena, che negli anni Ottanta avrebbe potuto formare ben cinque squadre decorose, ora non riesce a metterne insieme neppure una? Marco Casadei, per poter giocare, deve unirsi alla squadra di Ravenna.  In quegli anni ottanta appena citati, avremmo potuto fare uno scontro su quindici/venti scacchiere Cesena contro il resto della Romagna con qualche possibilità di vincere la sfida. Ora siamo sottosviluppati. Se a livelli popolari il circolo Paul Morphy può essersi rivelato un successo (almeno agli occhi di Patrizio) dal punto di vista dello sviluppo degli scacchi Cesenati è stato purtroppo un fallimento. Si è creato, in un certo senso, una sorta di elitarismo al contrario, dove i giocatori più forti sono costretti ad andarsene perché lì non hanno nulla da fare. Tutto questo è molto triste. Capisco che per Patrizio deve essere stato difficile gestire un circolo praticamente da solo, e mi tolgo tanto di cappello che ci sia riuscito. Ma, Patrizio, (e qui mi rivolgo direttamente a te nella speranza che tu mi stia leggendo) forse senza neppure rendertene conto, il fatto di essere da solo in questo tuo compito ti ha portato a volte, e te lo dico con bonaria ironia, senza nessun intento denigratorio, ad assumere atteggiamenti simili a quelli di Penny. Evidentemente il potere (prendi anche qui il termine in senso bonario) rende necessariamente un pochino antidemocratici e a volte insofferenti delle opinioni altrui. Ma so anche, e questo ti rende onore, che ogni anno sei disposto a rinunciare alla tua carica, e se ciò non è ancora accaduto è perché nessuno è stato disposto a farlo, sia perché si tratta di un incarico oneroso, sia perché tu lo hai comunque svolto finora, nonostante discrepanze di pensiero, con un' abilità che io non metto certo in dubbio. Tuttavia, questa mancanza di ricambio determina anche un grado di stagnazione che rende meno vitale la situazione del circolo, anche se tu, chiaramente, non ne hai alcuna colpa. Così come è possibile che tu, essendo molto più di me dentro determinati meccanismi, abbia agito nella maniera più saggia possibile. Ma tu, purtroppo, non hai investito, o non sei riuscito a investire, nulla per il futuro degli scacchi cesenati, e se le cose permarranno così il Paul Morphy sarà condannato a una lenta morte, anche se non è detto che alcuni al suo interno, non ne possano comunque nel frattempo trarre giovamento. Ma, se la cosa ti può rincuorare, non è detto che presto non ci sia qualcuno che si senta in grado di svolgere il tuo compito, soprattutto se, almeno inizialmente, tu sarai disposto a dargli una mano. E chissà che un giorno non lontano, se determinate iniziative avranno successo e persone giovani, come per esempio Marco Casadei, possano prendere in mano le redini del circolo, coadiuvato da altri giovani capaci, questo non porti al dissolvimento, o meglio al ricongiungimento, dei due circoli in uno solo, il cui nome sarà naturalmente Paul Morphy, perchè sia io, che tu, che Riccardo, siamo stati gli autori di questa creatura che credo ormai festeggi i vent'anni di attività. Per il momento, tuttavia, è meglio che i due circoli restino separati, complementari l'uno all'altro ma non in opposizione. Questo, soprattutto deve risultare chiaro. Se il nostro progetto dovesse fallire o, come non è improbabile, avere scarso successo, visto che forse richiederà un qualche investimento non desideriamo coinvolgere, sia dal punto di vista dell'immagine che da quello finanziario, il Paul Morphy in un'impresa che non condivide. Se viceversa avremo successo, non sarà il nostro circolo a gloriarsene, ma gli scacchi di Cesena, di cui ci auguriamo una futura resurrezione o quanto meno, una buona ripresa. E voglio concludere ricordando la generosità e il coraggio dimostrati da Riccardo che, praticamente da solo, ha organizzato un torneo che si svolgerà dal 15 al 17 dicembre omologato alla Federazione Scacchistica Italiana. (Altro motivo di dissenso fra i due circoli) Anche questa è una di quelle iniziative che il Paul Morphy non avrebbe mai accettato. Ma non l'ho citata per fargli pubblicità, ma solo per sottolineare il fatto che, anche nel caso che tale iniziativa abbia successo, Riccardo ci rimetterà dei soldi di tasca sua. Ma tanta era la passione e il desiderio di realizzare questo sogno, che non ha esitato a gettarvisi anima e corpo. Per lui la cosa più importante è il progresso degli scacchi, e val bene qualche sacrificio personale per riuscire a realizzarlo. E, questo, cari amici scacchisti, deve essere di monito a tutti noi. Quanti di noi avrebbero un simile spirito di sacrificio? Prima di sputare sentenze, gettare discredito, lanciare anatemi o giudicare i fatti senza conoscerli, rispondete a questa domanda.

Un doveroso grazie e un caloroso saluto a tutti coloro che avranno avuto la pazienza di leggere questo mio scritto, forse un po' prolisso ma profondamente sentito, e di cui mi assumo la piena, esclusiva e totale responsabilità. E se qualcuno si è sentito punto sul vivo, sappia che l'ho fatto con l'unica intenzione di smuovere le acque, senza alcuna intenzione malevola.
 

   

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